Al lavoro, come nella vita, sappiamo che le cose non vanno sempre come vorremmo. Capita di non ricevere per tempo le risposte di cui abbiamo bisogno, di faticare a risolvere un problema o, ancora peggio, di subire un “colpo basso” da un collega o partner che ci mette i bastoni tra le ruote, decide di “fare il solista” privandoci della sua collaborazione, o addirittura ci ruba un’occasione di mostrare il nostro valore o di chiudere un accordo importante.
In queste situazioni c’è una rottura improvvisa, un cambio ritmo inaspettato: veniamo assaliti da un senso di sorpresa, restiamo increduli, chiedendoci cosa è accaduto esattamente e perchè.
È in questo preciso momento che, per usare la terminologia dell’Analisi Transazionale, capiamo di essere caduti in un “gioco psicologico” (1): la comunicazione smette di fluire, la relazione si blocca e capiamo di essere rimasti inconsapevolmente invischiati in una dinamica tossica.
La trappola della reazione impulsiva
Scivolare in un gioco psicologico significa uscire da una posizione collaborativa, autentica e assertiva, per entrare in un ruolo – in questo caso drammatico.
Quando entriamo in un ruolo drammatico, perdiamo il contatto con noi stessi, ci sbilanciamo e reagiamo d’impulso sotto la spinta emotiva (viene da quello che in Analisi Transazionale chiamiamo il nostro Stato dell’Io Bambino).
Come? Ad esempio: scrivendo immediatamente una mail di fuoco.
Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale, è ancora più facile chiedere a un assistente virtuale di redigere in pochi secondi una lettera che esprima tutta la nostra carica di rabbia e risentimento.
Tuttavia, questa reazione, che ci porta direttamente all’azione, alimenta quel gioco, senza lasciarci lo spazio per un’analisi accurata del problema.
La saggezza di Evelina e il potere dello Stato dell’Io Adulto
Per chiunque desideri crescere professionalmente, o per le aziende che cercano di risolvere dinamiche conflittuali faticose, esiste un approccio molto più funzionale.
È una tecnica che prende ispirazione da Evelina, una professionista esperta e scrupolosa, equilibrata e saldamente ancorata a valori profondi, fortemente empatica e con una straordinaria carica di umanità.
Quando i colleghi più giovani, in preda al furore emotivo, le portavano le bozze di lettere perentorie destinate a “mettere in riga” i partner lavorativi, Evelina rimaneva silenziosa e composta e con un’autorevolezza unica prendeva la lettera, apriva il terzo cassetto della sua scrivania, ci riponeva la lettera e richiudeva. Nessun rimprovero, nessun consiglio, nessuna fretta. Silenzio. Passavano, a volte, diversi giorni.
Quel tempo di attesa permetteva ai colleghi di sbollire la rabbia e di attivare il proprio Stato dell’Io Adulto, e valutare la realtà in modo lucido e obiettivo.
Passati i primi momenti, si rendevano conto che il loro vissuto non era esclusivamente legato al comportamento dell’altra persona, ma che la loro reazione esplosiva dipendeva da bisogni più profondi: essere visti e riconosciuti, far parte di un team collaborativo, fare rete per un’azione di successo, ecc…
Il carico emotivo si abbassava, il pensiero fluiva e le opzioni di comportamento emergevano con naturalezza.
La “Tecnica del Cassetto” step by step
Se ti senti invischiato in un conflitto o in una discussione che ti genera sofferenza o se sei un manager che vuole supportare il proprio team, puoi applicare questa tecnica, utile anche quando si lavora in affiancamento a risorse junior, in programmi di mentoring e di coaching:
- Esprimi il tuo sentire (ma tienilo per te): Scrivi ciò che provi. Questo passaggio è essenziale per rimanere in contatto con la tua parte ferita e sfogare la tensione emotiva, evitando però di esporti subito a un confronto diretto e potenzialmente distruttivo con l’altra persona. Puoi digitare al pc, anche se personalmente trovo più efficace usare un foglio di carta e una penna: la fisicità aiuta a dare concretezza al sentire, a renderlo palpabile, a conoscerlo. Lascia libero il gesto e il tratto sul foglio, lascia che parli per te.
- Usa il cassetto (La Pausa): Se hai scritto al pc, stampa il documento e rimani in contatto con il foglio per qualche istante, rileggi ciò che hai scritto e piega il foglio prima di infilarlo in un cassetto (o in una busta), dove nessuno possa leggerlo. Questa pausa non serve a temporeggiare, ma a creare distanza emotiva dagli accadimenti, dandoti il tempo di riequilibrare le energie.
- Rilettura e Analisi Adulta: Riprendi lo scritto dopo qualche tempo. Puoi perfezionarlo, se credi, ma se senti ancora rabbia, delusione o altre emozioni, rimettilo nel cassetto. Ripeti il processo finché la tensione emozionale non si sarà completamente acquietata. Solo allora, a mente lucida, potrai prendere una decisione protettiva, che non sia meramente reattiva e che salvaguardi la tua immagine professionale.
Cambiare prospettiva per trovare nuove opportunità.
Una volta raggiunta la calma, sarai in grado di portarti su un piano differente, di guardare gli accadimenti dall’alto, integrando una visione d’insieme del problema.
Usa queste domande:
- cosa è accaduto? (descrivi cosa hai osservato, come se fossi una telecamera che ha registrato gli eventi, limitati ai fatti, togli aggettivi, giudizi, interpretazioni e accuse)
- cosa hai provato? (descrivi il tuo sentire senza attribuire la colpa all’altra persona)
di cosa hai bisogno? (descrivi il tuo bisogno)
Esplora le alternative:
- ci sono strade alternative al confronto diretto?
- è il caso di chiedere l’aiuto di un consulente o di una persona di fiducia?
- quale opzione nuova ti ha mostrato la situazione, quale opportunità?
Come nel nuoto sincronizzato, ciò che accade sotto la superficie dell’acqua è sempre diverso da ciò che appare sopra: capovolgere la prospettiva è essenziale per comprendere appieno la situazione. Affrontare i conflitti non significa sopprimere le proprie emozioni, ma imparare ed equilibrarle.
A volte, la soluzione più professionale e saggia inizia semplicemente con un cassetto che si chiude, per lasciare spazio alla lucidità di cui abbiamo davvero bisogno.
Note: (1) ” esperienze relazionali dall’aspetto drammatico, a forte connotazione emotiva, la cui conclusione produce danni e sofferenze e mai divertimento ” (Damanti 2017): una serie di scambi di comunicazione che portano un sottinteso o un non detto e culminano in un colpo di scena, cioè in uno stravolgimento della relazione.
Carlotta Clavarino – Consulente e Formatrice esperta in aziende e contesti organizzativi complessi.
Laureata in Giurisprudenza si è diplomata Counsellor Professionista Analitico Transazionale ad Indirizzo Organizzativo.
Bibliografia essenziale:
- D’Amanti S., I giochi nell’analisi transazionale, Xenia edizioni, Milano, 2017
- Rosemberg M.B. (1998), Le parole sono finestre [oppure muri], Reggio Emilia, Esserci Edizioni
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